Associazione antiracket

"Pianura per la legalità

ed in memoria di Gigi e Paolo"

Iscritta nello Speciale Elenco, tenuto presso la Prefettura di Napoli, al numero d’ordine 6 ai sensi del D.M. n.614/1994, del D.M. n.451/1999 e successive modificazioni.

La sera del 10 agosto del 2000 Pianura visse una delle pagine più drammatiche e dolorose della sua storia. Quella sera quattro sciagurati dei un clan di camorra uccisero Gigi Sequino e Paolo Castaldi credendo che fossero sentinelle di camorra legate ad un clan rivale. Il nostro quartiere da quella sera non fu più lo stesso. Era già successo prima (Palma Scamardella 12 dicembre 1994), ed è successo anche dopo il 10 agosto 2000, che vittime innocenti fossero uccise per mano della camorra nel corso delle sue faide, a Pianura e non solo. Ma la morte di Gigi e Paolo ha segnato la coscienza di tutti i pianuresi. Insieme ai genitori, alle famiglie e ai loro amici si sollevò una intera comunità che smise di nutrire sentimenti di tolleranza e, talvolta, di acquiescenza con le attività criminali e con le famiglie mafiose del quartiere. Un interprete di questa sollevazione generale fu senza dubbio don Vittorio Zeccone, l’allora parroco della Chiesa di San Giorgio Martire. Fu proprio intorno a don Vittorio che due anni dopo un manipolo di commercianti della Confesercenti si ritrovarono per dare vita alla nascita della prima e più importante associazione antiracket della Campania.  A Pianura nasce il 20 giugno del 2002 il primo seme che diede vita alla più importante esperienza associativa civica di trasformazione sociale di questo quartiere degli ultimi decenni. Ci vollero diversi mesi per giungere poi alla formalizzazione ufficiale della nascita dell’associamone ma da allora poi fu un fiume in piena. Nasce, insieme all’associazione, una straordinaria alleanza tra commercianti, cittadini, insegnanti, sacerdoti, forze dell’ordine e magistratura che nel giro di pochi mesi fece crescere uno significativo livello di collaborazione tra le vittime dei reati e le istituzioni preposte alle attività di repressione e condanna dei reati. Da questa collaborazione nacquero le prime denunce ed i primi arresti, i primi processi e le prime condanne per racket con la denuncia delle vittime. Da allora le denunce aumentarono di mese in mese e grazie allo straordinario impegno di carabinieri, polizia e procuratori antimafia furono arrestati, processati e condannati decine di camorristi. Le denunce a Pianura dal novembre del 2003 sono diventate una cosa ordinaria, non si sono mai fermate e quando, ancora oggi, qualche delinquente locale tenta di imporre il pizzo nel nostro quartiere corre il rischio altissimo di essere denunciato e condannato.  È successo anche molto recentemente e diversi soggetti sono finiti in carcere e sono ancora là. Oggi a Pianura pagano il pizzo ai camorristi solo le piazze di spaccio e qualche (pochi) imprenditore o commerciante incapace di dare valore alla propria libertà e alla propria dignità. Questi successi di tutti noi non devono e non possono convincerci che il problema non esiste più. È necessario tenere l’attenzione altissima e disporre sempre di nuovi strumenti e moderne strategie di prevenzione e contrasto al racket e all’usura. Per questo siamo impegnati quotidianamente nell’interesse esclusivo di chi ha già denunciato, di chi lo farà ancora e di tutto il quartiere che, grazie alla collaborazione con le forze dell’ordine, possiamo impedire per sempre la pratica criminale del pizzo e dell’usura a Pianura. Con questo evento il 5 dicembre discuteremo di questi 17 anni di vita dell’associazione e delle sue strategie per il futuro.

 

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